24 Capitolo 3
3.
L’ascensore è fermo, le due persone al mio fianco reagiscono in modo relativamente tranquillo: Alice inizia a lamentarsi, sotto voce – fra se e se – e dice qualcosa tipo che dopo una giornata di merda come quella vuole solo andare a casa e inizia a sbuffare; Zorzi invece – con estrema calma – per prima cosa cerca di chiamare con il cellulare, visto che non sa che non prende, e poi decide di premere il pulsante per avvisare i soccorsi; in tutto questo Zorzi se ne esce con una frase tipo “non preoccupatevi, ora arrivano i nostri”, umorismo del cazzo in una situazione di merda, io mi siedo per terra, le cose non stanno andando come vorrei.
Sono passati almeno dieci minuti da quando dovremmo aver chiamo i soccorsi – mi sento un po’ disorientato, sarà anche tutto questo caldo; nessuno dei tre sta parlando, aspettiamo in silenzio.
Improvvisamente sentiamo il suono dell’ascensore che risale, ma in modo forzato e lento. Arriviamo al dodicesimo piano; una spranga di ferro si infila tra le due porte dell’ascensore e le apre forzatamente; una forte luce ci abbaglia, ci afferrano e veniamo trascinati fuori da quel buco schifoso.
Quando entriamo nel piano siamo circondati da vigili del fuoco con tanto di maschere antigas, ma non è questa la cosa che mi sorprende: a parte la luce dei caschi dei vigili non c’e nessuna luce, sia nella stanza che fuori dalla finestra, è tutto completamente buio.
Uno dei pompieri mi afferra per i polsi e inizia a trascinarmi via di forza, fanno lo stesso con Zorzi e Alice, non si vede niente, non esiste luce, inizio a chiedere cosa è successo perché non ci sono luci, il vigile non dice niente, l’unico commento è l’inquietante respiro con la maschera antigas. Facciamo una ventina di metri e ci ritroviamo davanti ad un altro ascensore, il pompiere preme il pulsante per salire, io gli dico se è scemo: ci hanno appena tirati fuori dall’ascensore, e ora ci rifilano su un altro. …Nessuna risposta, si aprono le porte dell’ascensore, il tipo mi spinge dentro, io gli afferro la maschera antigas, che gli si toglie dal volto. Vedo che il volto non c’è: proprio niente sotto! …Come se quella divisa da pompiere si muovesse senza nessuno dentro, rimango paralizzato, ma non ho il tempo di pensare che mi spingo addosso Alice e Zorzi, le porte dell’ascensore si chiudono e ricomincia a salire.
Non ci credo, troppo reale anche per una allucinazione. Alice si sta lamentando, ma questa volta in modo più rumoroso, tipo chi cazzo erano quelli e che gli avevano lasciato un livido sul braccio e che cosa stava succedendo. Quell’altro – sempre con la sua calma – dice che è normale e che l’ascensore si era guastato e che ci hanno infilato su uno che funziona. Io mi incazzo:
- Ma siete scemi? Avete visto cosa è appena successo? Era impossibile, delirante!
Mi guardano come se fossi pazzo.
