24. Capitolo 2
2.
Non posso dire se sono passati tre minuti o tre giorni da quando sono salito sull’ascensore che doveva portarmi al ventiquattresimo piano del mio palazzo, ma sono sicuro di essere al piano terra e sono sicuro di quello che devo fare: recuperare i pochi soldi che ho da parte e un po’ di vestiti, insomma tutti i miei sedici anni e metterli in uno zaino per poi finalmente andarmene.
Via da questa città di merda, da questa cazzo di famiglia, io e Daniela: una nuova vita.
Ero stato da Francesco – tutto il pomeriggio – dovevo raccogliere le forze e “rilassarmi” per fare quello che dovevo fare.
Alle sette di sera quei due falsi borghesotti dei miei genitori sono a cena fuori, io entro in casa e in 10 minuti fuori, bon voyage.
Quindi sto al piano terra del mio palazzo – un gigante di trenta piani che spunta sopra a uno dei tanti quartieri popolari milanesi – e sto premendo a ripetizione il tasto per chiamare l’ascensore.
L’ascensore stava al trentesimo piano, ci mette un po’ ad arrivare, fa schifosamente caldo oggi – classico ferragosto a Milano.
Mi si avvicina una ragazza che con voce stanca mi saluta, ricambio con un gesto veloce, credo che si chiami Alice, mi ricordo di averla vista al supermercato in una situazione incasinata, fa la cassiera, si paga gli studi con quel lavoretto, credo, ma non sono nelle condizioni fisiche e mentali per parlare con lei.
Finalmente l’ascensore arriva, saliamo, lei preme il quindicesimo piano, io il ventiquattresimo, le porte si stanno per chiudere quando due mani si infilano e le bloccano, le porte si riaprono ed ecco entrare Guido Zorzi, quel fottuto del mio vicino.
- Ciao Enrico
Mi dice, con il suo tono da perbenista.
Zorzi, il classico padre di famiglia modello: educato e con un buon lavoro… Però mi chiedo se avrebbe ancora questa reputazione se la gente avesse visto quello che ho visto io… Ma chi cazzo se ne frega, venti minuti massimo e non vedrò più questo posto e le persone che ci marciscono dentro.
Finalmente si parte.
Primo piano
Inizio a sudare come un maiale
Secondo piano
Sento la tachicardia
Terzo piano
Ho un forte senso di nausea
Quarto piano
Dai resisti solo un paio di minuti
Quinto piano
Respira con il naso
Sesto piano
Rilassati
Settimo piano
Non farti vedere da questi due
Ottavo piano
Ok sto meglio
Nono piano
Chiudo gli occhi e me li stropiccio
Decimo piano
Riapro gli occhi
Undicesimo piano
Improvviso uno strattone, e la luce scompare, cazzo.
