Un piccolo viaggio aereo su Venezia.
Questa motion graphic è stata realizzata con After effects e Photoshop.

Un piccolo viaggio aereo su Venezia.
Questa motion graphic è stata realizzata con After effects e Photoshop.
Questa immagine realizzata con illustrator e una interpretazione grafica del mito greco di Perseo e la medusa

3.
L’ascensore è fermo, le due persone al mio fianco reagiscono in modo relativamente tranquillo: Alice inizia a lamentarsi, sotto voce – fra se e se – e dice qualcosa tipo che dopo una giornata di merda come quella vuole solo andare a casa e inizia a sbuffare; Zorzi invece – con estrema calma – per prima cosa cerca di chiamare con il cellulare, visto che non sa che non prende, e poi decide di premere il pulsante per avvisare i soccorsi; in tutto questo Zorzi se ne esce con una frase tipo “non preoccupatevi, ora arrivano i nostri”, umorismo del cazzo in una situazione di merda, io mi siedo per terra, le cose non stanno andando come vorrei.
Sono passati almeno dieci minuti da quando dovremmo aver chiamo i soccorsi – mi sento un po’ disorientato, sarà anche tutto questo caldo; nessuno dei tre sta parlando, aspettiamo in silenzio.
Improvvisamente sentiamo il suono dell’ascensore che risale, ma in modo forzato e lento. Arriviamo al dodicesimo piano; una spranga di ferro si infila tra le due porte dell’ascensore e le apre forzatamente; una forte luce ci abbaglia, ci afferrano e veniamo trascinati fuori da quel buco schifoso.
Quando entriamo nel piano siamo circondati da vigili del fuoco con tanto di maschere antigas, ma non è questa la cosa che mi sorprende: a parte la luce dei caschi dei vigili non c’e nessuna luce, sia nella stanza che fuori dalla finestra, è tutto completamente buio.
Uno dei pompieri mi afferra per i polsi e inizia a trascinarmi via di forza, fanno lo stesso con Zorzi e Alice, non si vede niente, non esiste luce, inizio a chiedere cosa è successo perché non ci sono luci, il vigile non dice niente, l’unico commento è l’inquietante respiro con la maschera antigas. Facciamo una ventina di metri e ci ritroviamo davanti ad un altro ascensore, il pompiere preme il pulsante per salire, io gli dico se è scemo: ci hanno appena tirati fuori dall’ascensore, e ora ci rifilano su un altro. …Nessuna risposta, si aprono le porte dell’ascensore, il tipo mi spinge dentro, io gli afferro la maschera antigas, che gli si toglie dal volto. Vedo che il volto non c’è: proprio niente sotto! …Come se quella divisa da pompiere si muovesse senza nessuno dentro, rimango paralizzato, ma non ho il tempo di pensare che mi spingo addosso Alice e Zorzi, le porte dell’ascensore si chiudono e ricomincia a salire.
Non ci credo, troppo reale anche per una allucinazione. Alice si sta lamentando, ma questa volta in modo più rumoroso, tipo chi cazzo erano quelli e che gli avevano lasciato un livido sul braccio e che cosa stava succedendo. Quell’altro – sempre con la sua calma – dice che è normale e che l’ascensore si era guastato e che ci hanno infilato su uno che funziona. Io mi incazzo:
- Ma siete scemi? Avete visto cosa è appena successo? Era impossibile, delirante!
Mi guardano come se fossi pazzo.
Questo è stato il mio primo vero esperimento di stop motion, concepito partendo dall’idea di “rosso”.
Oltre allo stop motion, ho inserito questa creaturina un po’ fantasmosa a giocare con Rosso (il mio personaggino). L’ho realizzata con animazione tradizionale: disegnate a mano, e poi rielaborate con Photoshop e after effects
Mi sono divertito anche a metter mano alla colonna sonora usando il software Reason: la prima parte è mia. La seconda parte, invece, è un brano dei Prodigy
2.
Non posso dire se sono passati tre minuti o tre giorni da quando sono salito sull’ascensore che doveva portarmi al ventiquattresimo piano del mio palazzo, ma sono sicuro di essere al piano terra e sono sicuro di quello che devo fare: recuperare i pochi soldi che ho da parte e un po’ di vestiti, insomma tutti i miei sedici anni e metterli in uno zaino per poi finalmente andarmene.
Via da questa città di merda, da questa cazzo di famiglia, io e Daniela: una nuova vita.
Ero stato da Francesco – tutto il pomeriggio – dovevo raccogliere le forze e “rilassarmi” per fare quello che dovevo fare.
Alle sette di sera quei due falsi borghesotti dei miei genitori sono a cena fuori, io entro in casa e in 10 minuti fuori, bon voyage.
Quindi sto al piano terra del mio palazzo – un gigante di trenta piani che spunta sopra a uno dei tanti quartieri popolari milanesi – e sto premendo a ripetizione il tasto per chiamare l’ascensore.
L’ascensore stava al trentesimo piano, ci mette un po’ ad arrivare, fa schifosamente caldo oggi – classico ferragosto a Milano.
Mi si avvicina una ragazza che con voce stanca mi saluta, ricambio con un gesto veloce, credo che si chiami Alice, mi ricordo di averla vista al supermercato in una situazione incasinata, fa la cassiera, si paga gli studi con quel lavoretto, credo, ma non sono nelle condizioni fisiche e mentali per parlare con lei.
Finalmente l’ascensore arriva, saliamo, lei preme il quindicesimo piano, io il ventiquattresimo, le porte si stanno per chiudere quando due mani si infilano e le bloccano, le porte si riaprono ed ecco entrare Guido Zorzi, quel fottuto del mio vicino.
- Ciao Enrico
Mi dice, con il suo tono da perbenista.
Zorzi, il classico padre di famiglia modello: educato e con un buon lavoro… Però mi chiedo se avrebbe ancora questa reputazione se la gente avesse visto quello che ho visto io… Ma chi cazzo se ne frega, venti minuti massimo e non vedrò più questo posto e le persone che ci marciscono dentro.
Finalmente si parte.
Primo piano
Inizio a sudare come un maiale
Secondo piano
Sento la tachicardia
Terzo piano
Ho un forte senso di nausea
Quarto piano
Dai resisti solo un paio di minuti
Quinto piano
Respira con il naso
Sesto piano
Rilassati
Settimo piano
Non farti vedere da questi due
Ottavo piano
Ok sto meglio
Nono piano
Chiudo gli occhi e me li stropiccio
Decimo piano
Riapro gli occhi
Undicesimo piano
Improvviso uno strattone, e la luce scompare, cazzo.
Per l’esame di narrotolagia bisognava presentarsi con un elaborato di tipo narrativo, che poteva essere un racconto, fumetto, video…
Il professore ci aveva dato 4 spunti o inizi da sviluppare.
Quello che è venuto fuori da questo lavoro è 24, ho deciso di pubblicarlo su questo blog facendo un post per ognuno dei capitoli.
1.
Eccomi qui, davanti a questa porta che da oggi non rivedrò più, le mie dita insanguinate estraggono le chiavi dalla mia tasca sinistra. Quando le tiro fuori le mie mani sono pulite, forse mi sta passando, forse sta passando tutto.
A dicembre ho partecipato a un workshop che come tema aveva le videocamere di sorveglianza.
Nel workshop abbiamo analizzato la diffusione di questo mezzo di controllo, per poi rielaborarlo artisticamente.
Questo è il risultato di quei giorni: un video con una serie di immagini montate con After Effects e Final Cut
Questo è stato il primo lavoro del corso di animazione.
Il lavoro consisteva nel realizzare un Animatic, e il tema che ci era stato dato diceva:
“il personaggio (umano, animale o cosa) torna a casa, qui trova un qualcosa, sente bussare alla porta e ha una sorpresa”
La traccia era molto libera e per la tecnica abbiamo deciso di fare i disegni a mano e poi colorarli al computer.
questo secondo lavoro riprende quello precedente (tarzan), quindi costruendo figure utilizzando solo selezioni, ma con l’aggiunta dei lazzi (sia quello a mano, quello geometrico, e quello magnetico…), di una figura che è stata scontornata e inserita in questo ambiente disegnato e infine le sfumature.
il tema di questa esercitazione era Nosferatu, il primo vampiro del cinema nel 1922, inserito dentro il suo castello e qui un raggio di luce lo colpisce e lo brucia.

in questo disegno ho cercato di ricreare un inquadratura tipica del cinema muto: con forma quadrata e con l’alone della mascherina messa sull’obiettivo.
In questi primi post vi mostrerò i lavori fatti con il celebrissimo Photoshop.
Nel corso che abbiamo fatto alla NABA abbiamo incominciato dalle basi analizzando per ogni lezione alcuni strumenti o tipi di effetti. Il lavoro qui di seguito è stato fatto usando semplicemente le selezioni a forma geometrica: fondendole o sottraendole fra di loro si posso ricavare le forme più diverse.
il teme di questo compito era “Tarzan è sollevato da un gorilla e Jane guarda la scena disperata”

Quello che ho cercato di fare in questa immagine è stato ricreare un effetto pixel, tentando di dare più verosimiglianza e volume (almeno un po’).